STORIE DI MARINAI Nov30

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STORIE DI MARINAI

Ascolta. È sempre un buon affare dare ascolto ad un vecchio marinaio. Non si può passare la vita a giocare con il mare come me senza imparare proprio niente che valga la pena raccontare ad un ragazzo alle prime armi come te. Perché questo sei, ti ho visto questa mattina quando è arrivata la Queen Maeve, hai delle qualità, ragazzo, lasciatelo dire, a me basta uno sguardo per riconoscere il talento, e tu ne hai, ma il talento non basta, non sai quanti coralli crescono sulle ossa di gente che aveva talento, mi sono spiegato? Hai ancora molto da imparare e per questo faresti bene a sederti qui con me e ordinare una birra e stare a sentire, perché ho un affare da proporti che potrebbe farti ricco, ma più ricco di quanto non hai mai osato immaginare, e lo so che alla tua età la fantasia è vivace e i sogni spudorati.

Ti ho toccato in un punto sensibile, eh? Mi fa piacere che tu abbia abbastanza sale in zucca da darmi retta. Qua la mano, siediti, io mi chiamo Roger van der Worden e farai bene a ricordare questo nome perché potrebbe diventare il tuo. Le domande tutte alla fine, grazie. Comunque no, non ho intenzione di sposarti. Polly! Porta una pinta di stout per il ragazzo qui e una per me. Che dici? Preferisci la birra bionda? Be’, dovrai abituarti a bere stout, quindi tanto vale che cominci subito, no? Figurati che quando avevo la tua età non bevevo birra perché non mi piaceva, ah! che bel marmocchietto biondo che ero, proprio come te, il diavolo mi porti, il ritratto sputato.

La prima volta che mi sono imbarcato avevo quindici anni, il nostromo mi guardava con certi occhi!… ma lasciamo perdere, non è di questo che devo parlarti e poi non sono qui per spaventarti ma per fare la tua fortuna. Allora mi imbarcai a Nantes su una goletta che andava a New Orleans, e poi a New Orleans su un brigantino diretto in Indonesia, insomma non ho più smesso di girare il mondo. E ne ho viste di tutti i colori a qualsiasi latitudine, ho fatto venti volte il giro del mondo, ma niente è paragonabile a quello che mi è successo una sera nel porto di Amsterdam una quarantina di anni fa. Era una sera di autunno nordico, nebbia da non vedere dove cascherà il tuo prossimo passo, e freddo e umido abbastanza da desiderare solo il fuoco nel camino e una pinta di rhum.

Io mi aggiravo in cerca di …uhm… calore umano, se capisci cosa intendo, ma con quella nebbia maledetta avevo del tutto perso l’orientamento, quando all’improvviso mi sento prendere a braccetto e una voce mi grida nell’orecchio: “Ti sei perso pure tu, compare?” Io mi volto e vedo un tizio sulla sessantina alto come me, biondo come me, che ha tutta l’aria di essere un bel po’ brillo. Mi divincolo, gli chiedo se sa dove siamo e dov’è il bordello più vicino. Lui sghignazza, mi fa un cenno d’intesa e mi invita a seguirlo.

Mi porta a spasso nella nebbia per una mezz’ora buona, ciarlando continuamente di mostri marini e isole abitate da un solo abitante e navi fantasma  e rotte maledette, poi si fa serio all’improvviso, si ferma davanti ad una staccionata, mi comanda silenzio assoluto e mi invita a guardare attraverso una fessura tra due assi. Ci siamo, penso io, adesso quando mi chino a guardare mi tira una botta in testa e mi deruba, ma guarda che razza di imbecille sono stato a farmi infinocchiare come un pivello. Ha la mia stessa corporatura ma quarant’anni di più, non può sperare di farcela da solo, ci saranno di sicuro i suoi compari nascosti da qualche parte qui intorno. E va bene, penso, te li dovrai sudare questi fiorini.

Ripete l’invito a guardare dalla fessura, ma io faccio finta di niente e resto all’erta, pronto ad avventarmi su di lui al minimo movimento o rumore sospetto. Guardo e ascolto. Nebbia e sciacquio di onde. Poi, all’improvviso, La sento. Semplicemente una voce che canta, ma una voce sovrumana e un canto che non è di questo mondo. Una voce come una spada di ghiaccio che ti spacca il cuore, una canzone che non hai bisogno di capire nemmeno una parola perché ti parla direttamente per immagini nell’anima. Una rivelazione, un’estasi.

Non so quanto sia durato, due, tre minuti? Allora per due o tre minuti sono stato un uomo felice. Il freddo e la nebbia e la staccionata, il marinaio che mi aveva attirato in trappola e i suoi compari nascosti chissà dove, tutto quello che mi circondava era diventato pallido e sbiadito come un sogno che ricordi male quando ti svegli. La realtà vera che mi attirava irresistibile era il mondo sconosciuto che aveva saputo creare quel canto e quella voce dietro la staccionata. Allora mi chinai e guardai. E La vidi per la prima volta.

Una sagoma nella nebbia, una donna seduta sul bagnasciuga, l’ho vista con questi occhi giuro che l’ho vista strisciare più vicina all’acqua, attendere un’onda più grossa delle altre, tuffarsi in mare sollevando spruzzi con la coda. Sono rimasto lì imbambolato, pregando il Cielo che mi desse anche solo un’altra occasione nella vita per rivederla.

“Due secoli fa un vascello che si chiamava Everlasting naufragò in una spaventosa tempesta al largo della costa danese.” Era la voce del marinaio che mi riportava a questo mondo. “A bordo c’era un marinaio di Anversa chiamato Roger van der Worden – ricorda questo nome perché potrebbe diventare il tuo. Sarebbe morto affogato se non lo avesse ripescato Eielai, che a giudicare dall’estasi che hai dipinta in faccia devi aver almeno intravisto dall’altra parte della staccionata.

“Eielai e Roger si amarono quanto è possibile amarsi in questo mondo, e anche un po’ di più. Roger passava da una nave all’altra, e la sua Eielai sempre lo seguiva dovunque. Giravano il mondo ed erano felici e folli come possono esserlo solo gli innamorati. Un’ombra tuttavia si allungava piano piano su di loro: Eielai era immortale, e Roger van der Worden no.

“Roger invecchiava e la sua dolce Eielai no, lei restava sempre uguale a se stessa, eternamente giovane, eternamente bella. Entrambi sapevano che si avvicinava il momento in cuila Naturali avrebbe separati per sempre. Un giorno, mentre era in preda a questi cupi pensieri, van der Worden ebbe un’idea, e questa idea fu il più grande atto d’amore che potesse compiere nei confronti della dolce Eielai. Da quel giorno, prese a guardare attentamente tutti i marinai che gli capitava di incontrare nei suoi viaggi. Fino a che non trovò quello che cercava

“Un giovane marinaio, biondo, alto proprio come te, occhi blu come i tuoi. Roger disse ad Eielai che lontano dal mare, nella misteriosa Russia, c’era un luogo sacro dove forse le sue preghiere di restare con lei per sempre sarebbero state esaudite. Con il cuore che scoppiava di commozione la salutò e partì. Ma non andò in Russia.

“Non potendo tollerare l’idea che la sua dolce Eielai dovesse rimanere sola, e sapendo di non essere immortale come lei, Roger van der Worden aveva deciso di trovare un sostituto. Un giovane marinaio che somigliasse il più possibile a com’era stato lui da giovane. Il resto lo avrebbe fatto l’addestramento. Così prese sotto la sua tutela il giovane e gli insegnò tutto quello che poteva insegnargli affinché il ragazzo riuscisse a spacciarsi al posto suo.

“Quando, dopo un anno di assenza, Roger tornò dalla sua Eielai, era tornato giovane, per virtù dei meravigliosi poteri del tempio che aveva visitato. Ma a parte essere ringiovanito di quarant’anni, era sempre il suo Roger. Io sono il quinto Roger van der Worden, e tu sarai il sesto se accetti la responsabilità che questo comporta.

“Ora cerca di capire bene: riesci a immaginare che cosa dovette provare Roger van der Worden cedendo la donna che amava tra le braccia di un altro? Riesci a capire quale strazio per la sua anima? Capisci quanto gli costò, e che  lo fece perché era l’unico modo per sconfiggere la morte? E ti rendi conto del fatto che questo stesso gesto di sconfinato amore lo dovrai fare pure tu, quando sarà giunto il tuo tempo?”

Io stetti zitto per un bel po’, cercando di rendermi credibile quella storia incredibile. Poi chiesi una cosa sola: “Si accorse mai di qualcosa Eielai?” “Se lo fece, non ne diede segno”, rispose il vecchio marinaio.

Ora, ragazzo, finisci la tua birra. Non pretendo certo che tu mi creda senza prove. Finisci quella birra, alzati e seguimi fuori di qui. C’è un prodigio che devo mostrarti.

Alessandro Mossa