Il passato di Pomodoro Ott12

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Il passato di Pomodoro

Fino al 25 novembre, se vi capiterà di passeggiare per la Piazzetta Reale, non potrete non notare strane costruzioni di dimensioni notevoli: un obelisco egizio, un pannello, una, due, tre, quattro forme astratte simili ad astronavi. Che ci crediate o no, sono scenografie teatrali ideate da Arnaldo Pomodoro, scultore italiano classe 1926, che nel corso di cinquant’anni di produzione artistica ha contribuito ad innovare in chiave del tutto personale il teatro, almeno nella sua forma scenica, spaziando dalla tragedia greca al melodramma, al teatro contemporaneo, fino all’allestimento di concerti puramente sinfonici. Quelle esposte in Piazzetta Reale sono solo alcuni esempi di tali sculture (immaginate la grandezza del palco…), per la precisione l’obelisco utilizzato per la Passione di Cleopatra di Shawqi Ahmad, le quattro forme del mito per il ciclo dell’Orestea di Emilio Isgrò (da Eschilo), il grande portale per l’Oedipus rex di Stravinskij (da Sofocle): i teatrofili appassionati di scenografie potranno trovare i bozzetti di queste e di altre in una carrellata esposta a Palazzo Reale, visitabile alla modica cifra di 0 euro (ingresso gratuito, per parlarci chiaro, quindi non avete scuse…). Non si tratta di sole scenografie, ma anche di oggetti da palcoscenico e costumi, alcuni davvero insoliti. Corredano poi la mostra plastici in scala ridotta delle scene – dove si può apprezzare la fusione dei costumi e delle sculture osservati prima isolatamente – e modellini “animati” (dovete solo premere un pulsante: non vi aspettate effetti speciali) che mostrano come si muovessero quelle scenografie durante la rappresentazione. A completamento del percorso di visita, un filmato documenterà, riproducendo le scene salienti, la realizzazione finale dei diversi spettacoli. E se, durante la mostra, quegli oggetti avevano potuto ispirare un senso di straniamento, visti nel filmato acquistano un valore insospettato: valore molte volte non tanto dell’oggetto in sé, quanto della capacità visionaria di chi li ha creati, immaginati già nel loro contesto definitivo. Si riconosce lo stile del Pomodoro (niente allusioni a salse, bloody Mary e ketchup, per favore) autore delle sfere di bronzo, la sua predilezione per il metallo e per le forme geometriche squadrate, che ne hanno fatto una sorta di impronta digitale, di firma. Quel che stupisce è la versatilità della sua opera, o meglio, dell’adattabilità delle sue sculture a diverse situazioni teatrali, dai ruderi di Gibellina alla Fenice di Venezia: lo stesso concetto, portato avanti negli anni, la stessa cifra stilistica, di volta in volta protagonista, o meglio co-protagonista, di azioni sceniche diversissime, riesce a coniugarsi perfettamente con la pregnanza drammatica di testo e musiche in una visione talvolta onirica e surreale, ma sempre stimolante.

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